lunedì, 31 luglio 2006 21:55

Guerra e pace

Giungendo nei finti paradisi
che conducono all'illusione
alla falsità, alla macchinazione
all'ipocrisia e la stupidità
il mio stato naturale si trasforma:
sono in guerra!
In guerra con gli animali stolti
che si mascherano da esseri umani
e che tolgono linfa vitale e a chi più di loro
si meriterebbe siffatto abito.

In guerra con l'ignoranza
i falsi miti e i falsi dei,
le invettive inutili e la logica di eliminazione
la dittatura e la prevaricazione infondata.

Ma altresì, ove trovo lo spazio,
la condizione o l'ispirazione
sono in pace!
In pace col mondo e le persone
con gli spiriti e le bestie,
nulla mi tange poiché il nulla è il tutto
e nella sinergia dell'equilibrio polare
io mi fondo col cosmo
e trasfiguro al di sopra
d'ogni cosa e persona
alla ricerca istintiva
dell'Amore in ogni cosa
della Luce dolcissima
che ci ha concepiti e
che ci fa soffrire
per espiare la nostra mancanza
e la nostra disuguaglianza

Dogma05 | visioni in un sogno, whiskey for the holy ghost
commenti (5)

Commenti
#1   23 Agosto 2006 - 03:48
 
Ciao Dogma05,
i tuoi versi rivelano la tua sensibilità nei confronti delle ingiustizie sempre più numerose che accadono su questa terra, dove tutto sembra sempre così bello e perfetto.
Spesso anche la poesia risulta bella e perfetta, il che può a volte nascondere il suo senso più profondo, la sua missione socialmente impegnata.
Questo accade non per un fattore intrinseco alla creazione artistica ma perché, come dici anche tu citando Terzani, "la pubblicità ha preso il posto della poesia".
Forse è proprio la nascita della pubblicità che ha detronato la poesia e ha stabilito un nuovo valore fondamentale, ovvero lo sguardo in superficie sulle cose. Quante volte al supermercato vorremmo scegliere un determinato prodotto soltanto perché ci era piaciuto lo spot che lo pubblicizzava!
E così considero ora la poesia agli occhi della gente: perlopiù mero significante, molto gradevole ma privo del suo significato profondo. Tutto ciò che "ha poesia" è degno di essere rappresentato o, per usare un termine attuale, trasmesso.
Quanto più un messaggio si avvicina a un ideale più estetico che effettivo, tanto più esso risulta oggi efficace e convincente. Il significato profondo conta relativamente.
Questo commento è una mozione di sfiducia nei confronti della poesia, minacciata dall'avvento della pubblicità. Con ciò non voglio assolutamente scoraggiarti dal continuare a scrivere e pubblicare i tuoi versi, anzi li leggerò sempre con molto piacere perché so da quale spirito e quale stato d'animo nascono, ben lungi da ogni contaminazione mediatica.
Lo scopo di queste mie parole, buttate giù in una notte lunatica, è piuttosto quello di aprire un dibattito in merito alla poesia al giorno d'oggi. Voglio chiederlo prima di tutto a te, che scrivi con passione e sei anche più al corrente di me su certe questioni sociali contemporanee: secondo te la poesia al giorno d'oggi ha ancora un suo ruolo definito e autonomo? E' ancora un valore assoluto in cui cercare delle verità? Oppure si sta trasformando anch'essa in una ricerca estetica volta a un secondo fine, da quello puramente commerciale all'espressione di un'individualità che si vede lacerata e scissa dal presente?
Ti chiedo scusa e allo stesso tempo ti ringrazio se dalle tue parole sono scaturite queste domande, in merito alle quali mi piacerebbe conoscere l'opinione tua e di tutti i frequentatori di questo blog e non.
Con questo ti (vi) saluto e spero di leggere presto tue (vostre) nuove.
Ciao
Marco
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#2   23 Agosto 2006 - 04:05
 
Sono ancora io. :-)
Rileggendo la tua poesia diverse volte mi accorgo di quanta ricerca di significato si nasconda dietro ogni parola e ogni scelta strutturale-estetica.
Con questo potrebbe sembrare che contraddisca quel che ho detto poc'anzi. Io stesso infatti mi sono fermato a una prima lettura superficiale dei versi e ho subito manifestato la mia reazione. Solo dopo aver riletto i versi con attenzione mi sono reso conto dei significati che le parole toccavano: riprendendo la metafora della pubblicità, posso dire di avere in effetti analizzato le qualità del prodotto reclamizzato e di aver poi diretto la mia scelta in una direzione precisa.
Proprio questa mia microesperienza, tuttavia, potrebbe allargare la questione prima esposta in questi termini: che valore ha la poesia in un'epoca, come quella odierna, in cui un'accelerazione spasmodica dei tempi di lavoro (per lavoro intendo ogni attività umana in senso lato) porta per forza di cose a scorrere tutta la realtà in superficie?
In altre parole, quale poesia può ancora nascere, quale poesia si può ancora fare in un'epoca impossibilitata a scavare nel profondo?
Si apre il dibattito...
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#3   23 Agosto 2006 - 13:20
 
Caro marco cosa posso dirti...la poesia è emozione cioè movimento interiore che esce all'esterno, è la fotografia di uno stato d'animo -o almeno un tentativo-. Scrivendo puoi capire di più te stesso come il mondo che ti sta attorno, certo il rischio è quello di scadere in una cronaca fredda e faziosa dei fatti, per questo prima di tutto bisognerebbe immergersi ed essere empatici con quello che ti scuote e ti fa venire i brividi -di partecipazione, di contemplazione o di orrore-. E' difficile talvolta trovare la bellezza o la 'luce' nelle cose, ma è uno sforzo irrinunciabile, si devono allenare l'occhio e il cuore e tenerli lontani da ogni anestesia, banalizzazione o mercificazione -vedi pubblicità o propaganda-
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#4   27 Agosto 2006 - 12:17
 
Caro Dogma, le tue parole sono significative del fatto che tu credi ancora fortemente nel valore della poesia, probabilmente anche perché, a differenza mia, ti sei cimentato spesso con questa forma d'espressione. Quindi conosci le sue potenzialità e ciò ti rassicura del fatto che essa ha ancora un futuro.
Credo che il mio discorso un po' pessimistico sorga anche dalla mia scarsa propensione verso questa forma letteraria. Come ben sai, sono più un "prosaico", nel senso letterario del termine. Quel che mi piace leggere e scrivere è la parola fluente, spontanea, priva di artifici e di misteri, realistica ed esaustiva, piana e rilassante.
Son sicuro che è un difetto mio se ancora oggi fatico a rapportarmi con il genere poetico. Magari fra un po' di tempo farò pace con la poesia e potrò darle maggiore rilevanza all'interno del sistema-mondo attuale.
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#5   28 Agosto 2006 - 13:11
 
Ti lascio una citazione di Mario Luzi in cui mi ci sono ritrovato molto -da un mio post di gennaio-:
Sulla poesia
[...]
Nessuno ha mai saputo spiegare o definire la poesia, e questo la dice lunga. La sua innafferrabilità concettuale è assoluta come quella della vita: eppure l'una e l'altra sono realtà innegabili.
In ogni modo prima di proporsi come un'arte soggetta a giudizi di valore, la poesia fu e sarà sempre una risposta primaria dell'uomo al mondo che lo stupisce e lo interroga in innumerevoli modi. La voce della poesia è la voce del risveglio: il risveglio del letargo della assuefazione o della indifferenza.
La poesia intensifica l'effetto dell'esperienza. Chi coltiva la poesia, chi pensa poeticamente sente con più forza la letiza o il dolore, vive la sua vita con più profondità nel bene e nel male. [...]
Mario Luzi (Prefazione a 'Poesia italiana dell'Ottocento e del Novecento - Antologia personale di Vittorio Gassman')
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