martedì, 08 gennaio 2008 17:39
I've Got Dreams To Remember (Otis Redding)
I've got dreams
Dreams to remember
I've got dreams Dreams to remember
Honey I saw you there last night
Another mans arms holding you tight
Nobody knows what I feeled inside
All I know, I walked away and cried
I've got dreams
Dreams to remember
[Listen to me] I've got dreams, rough dreams Dreams to remember
I know you said he was just a friend
But I saw him kiss you again and again
These eyes of mine, they don't fool me
Why did he hold you so tenderly?
I've got dreams
Dreams to remember
[Listen honey] I've got dreams
Dreams, rough dreams
Dreams to remember
I still want you to stay
I still love you anyway
I still don't want you to ever leave
Girl, you just satisfy me! [Ooh-Wee!]
I know you said he was just a friend
But I saw you kiss him again and again
These eyes of mine, they don't fool me
Why did he hold you so tenderly?
I've got dreams
Dreams to remember
[Listen to me mama]
I've got dreams
Dreams, bad dreams
Dreams, rough dreams
To remember
Don't make me suffer
Dreams, bad dreams
Dreams, rough dreams
To remember
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venerdì, 13 luglio 2007 23:18
Ieri ho inviato via emal una poesia a un caro amico conosciuto in Spagna e lui ha voluto pubblicarla sul suo nuovo blog, grazie!
Cadendo nel sogno più bello
Cadendo nel sogno più bello
che mi potrai regalare
ho scorto la tristezza morire nella notte
ubriaca d'euforia e di canzoni leggere
ho notato il taglio dei tuoi occhi
splendere di luce nuova
tu invece come un'infermiera senza cure
te ne fuggi nelle terre salmastre dell'estate
e mi ritroverai con una catena al collo
ma sarà d'oro e di cristallo
e i tuoi occhi d'argento
non potranno scorgere la corona
che ti creai con affanno.
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martedì, 15 maggio 2007 17:32
Parole di saggezza
Quando ti vedo migliore di quello che sei
ho già sottoscritto una dose di dolore
che è come una lancia trafitta e bloccata
Stanchi profeti che sussurrano
parole di saggezza
sono stufi hanno smesso di gridare
e quello che sento è solo una voce che dice
vivi o sopravvivi...
Poi quando vedi che la storia si ripete
niente oh, niente più farti più male perché
la ferita sai già che non si chiuderà mai
(...il freddo fa male dentro)
Rit. Stanchi
Poi quando vedi che la donna per te
non ti guarda e ti volta le spalle
niente può farti più male perché
il freddo ti uccide dentro...
Rit. Stanchi
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venerdì, 06 aprile 2007 13:01
Un Giorno Insieme (Nomadi)
Non dire niente
fra un minuto il giorno nascerà
e l'uomo che io ero morirà.
Amica mia
questa casa non è casa mia
col primo vento caldo me ne andrò.
Cielo grande cielo blu
quanto spazio c'è lassù
cammino solo e non ti sento più.
Cielo grande cielo blu
al mio fianco c'eri tu
e il giorno che nasce
cancella ogni segno di te.
Un giorno insieme
a lanciar sul fiume i sassi e poi
capire cosa siamo in fondo noi.
Amica mia
so che forse tu non capirai
ma un uomo, no non è contento mai.
Cielo grande cielo blu
quanto spazio c'è lassù
cammino solo e non ti sento più
Mercanti e Servi (Nomadi)
In casa dei mercanti sembra sempre grande festa
se c'è il maiale gli tagliano la testa,
la casa dei mercanti, nascosta, blindata
dal resto del mondo, protetta isolata.
In casa dei servi si aspetta la festa
ma se non è quel giorno la speranza resta,
la casa dei servi, casa da rifare,
ai primi scossoni, può anche crollare.
La casa dei mercanti è alta su quel monte
la casa dei servi è in basso dopo il ponte.
Ma le paure, scendono giù
mentre i sogni, salgono su,
salgono su.
Le figlie dei mercanti, pallide e belle
apron le finestre è normale ci son le stelle,
sembrano felici ma la noia è in agguato
nel loro dorato privilegio incantato.
Le figlie dei servi hanno guance rosse,
soffrono tingono gonne rosse,
leggono romanzi con intrecci rosa,
sognano palazzi e abiti da sposa.
La casa dei mercanti è alta su quel monte
la casa dei servi è in basso dopo il ponte.
Ma le paure, scendono giù
mentre i sogni, salgono su,
salgono su.
Mercanti e servi,
la stessa vita,
sogni o denari,
sabbia fra le dita,
sabbia fra le dita.
P.S.: i Nomadi inseme ai New Trolls e alla PFM credo che siano i gruppi rock italiani più grandi che abbiamo avuto.
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sabato, 16 dicembre 2006 01:10
Leggere melodie
Leggere melodie fuggono
nella luce di tungsteno e
rame e fra il verde e
il giallo di una stanza.
Danza!
Sei tu al centro della sala
e nessun altro ti conosce
meglio del tuo fantasma
che balla sul tuo letto.
Ecco!
Son qui che aspetto
il tuo respiro lieve crescere
danzando come una bufera
tra gli alberi e le torri.
Corri!
Sarai qui con me lo stesso
scappando tra le sbarre
di una foresta, in cresta
al mondo dove nessuno ci vede.
Sii breve!
Il tempo corrode e incombe
sulle nostre esistenze tese,
quando tristi disii ci confondono
e assopiscono i sensi e i sessi.
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martedì, 25 aprile 2006 20:54
Ecco due canzoni a mio avviso molto belle e 'toccanti'...
Viva L'Italia
Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste
Francesco De Gregori
Honey Child What Can I Do?
(feat. Isobel Campbell)
Wishin', hopin', for that old familiar feeling
that takes you miles above, yeah it's called love
would you do it for me
'cause I'm feelin' lonely
prayin', hopin', and I leave the door wide open
I see you and you catch your spill
but come and sit by me
'cause I'm feelin' lonely
maybe I'm a stupid fool
chasin' butterflies like you
on these days they seem so cruel
but honey, child what can I do
maybe I'm a stupid fool
chasin' butterflies like you
on these days they seem so cruel
but honey, child what can I do
honey, child what can I do
Mark Lanegan - Ballad Of The Broken Seas
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domenica, 02 aprile 2006 12:26
In questa giornata particolare ho dato priorità alle mie emozioni, senza dare spazio a quelle che hanno scosso l'Italia intera, in particolare mi riferisco alla vicenda del piccolo Tommaso, a cui dedico la poesia che scrissi qualche settimana fa. Che Dio l'abbia in gloria.
L'infante (vedi post del 25 marzo)
Tango perpendicular
E’ nel pavimento lavato dove brillano
i pesci d’oro delle scarpe nuove
E’ nel sudore sulla fronte del violinista
E’ nel Cupido dal dente cariato
che fa sedere le coppie, aspettando la mancia
E’ nel bicchiere di Tempranillo
dove lui desidera lei, attraverso un rosso inferno
E’ nella segatura ben sparsa,
perché nessuna lacrima vada persa
E’ nel primo sopraggiungere del tango
E’ nella notte curiosa dietro la porta chiusa
Ma se non ti tengo tra le braccia
tutto questo è una cartolina odorosa
per un barbiere che dorme
per un barbiere che sogna
E’ nella dama piccola che si appoggia
al cavaliere come a un parapetto di balcone
e guarda ombre di passi passare
in un fiume di neon e di fumo
nel suo grande music-hall personale
E’ nel sorriso dello scemo che non può ballare
ma dentro di sé conquista e seduce
la bionda triste, con l’uomo al fianco
che parla di sacchi di caffè, e non ama il tango
E’ nel gesto di Carlos che spalanca
il bandoneon, come Mosè che apre il mare
E’ nel frusciare di una gonna, in un attimo di silenzio
E’ nell’odore di rosa, calzini ed assenzio
Ma se non ti bacio come si baciano i ragazzi
tutto questo è nostalgia, per un mare dipinto
per un marinaio senza più nave
per un marinaio senza più vento
E’ nella tosse roca del ballerino migliore
che indossa la morte, come un abito ben fatto
e nella vecchia coppia che danza
“Enganadora” per la millesima volta
E’ nella vecchia ferita da coltello
il giorno che qualcuno difese qualcuna
Nelle risate troppo forti e smargiasse
Nelle farfalle che si uccidono sulle lampade rosse
E’ nella grazia e nell’arroganza
di questo contrappunto, che ci trascina
nei campi di luna, oltre la porta
Ma se non mi sei vicina, amore
tutto questo è uno spartito vecchio
dentro una vecchia valigia di carta
dentro una vecchia valigia sporca
(Stefano Benni)
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mercoledì, 15 marzo 2006 18:34
Francesco De Gregori > Mimì Sarà
Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti,
e che i cani ci girano intorno con le bocche fumanti,
che se provano noia o tristezza o dolore o amore non so.
Sarà che un giorno si presenta l'inverno e ti piega i ginocchi,
e tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi,
e non vedi più niente, e più niente ti vede e più niente ti tocca.
Sarà che io col mio ago ci attacco la sera alla notte,
e nella vita ne ho viste e ne ho prese e ne ho date di botte,
che nemmeno mi fanno più male e nemmeno mi bruciano più.
Dentro al mio cuore di muro e metallo dentro la mia cassaforte,
dentro la mia collezione di amori con le gambe corte,
ed ognuno c'ha un numero e sopra ognuno una croce,
ma va bene lo stesso, va bene così.
Chiamatemi Mimì, chiamatemi Mimì.
Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri,
c'è Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia
e che guardano giù.
Per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri,
per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambierà.
Come passa quest'acqua di fiume che sembra che è ferma,
ma hai voglia se va, come Mimì che cammina per mano alla figlia,
chissà dove va.
Sarà che tutta la vita è una strada e la vedi tornare,
come la lacrime tornano agli occhi e ti fanno più male,
e nessuno ti vede, e nessuno ti vuole per quello che sei.
Sarà che i cani stanotte alla porta li sento abbaiare,
sarà che sopra al tuo cuore c'è scritto "Vietato passare",
il tuo amore è un segreto, il tuo cuore è un divieto,
personale al completo, e va bene così.
Chiamatemi Mimì, chiamatemi Mimì.
Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri,
c'è Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia
e che guardano giù.
Per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri,
per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambierà.
Come passa quest'acqua di fiume che sembra che è ferma,
ma hai voglia se va, come Mimì che cammina per mano alla figlia,
chissà dove va
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venerdì, 20 gennaio 2006 18:00
Il freddo e il caldo
Ho condiviso ipocrisie procaci
e ammesso la naturale tendenza
all'adattamento al quieto vivere
dentro conflitti, dentro pregiudizi
Ma la mia alba seguita a tramontare
e la luce dei miei occhi brilla
sulle piante di more e su rugiade autunnali
intorpidite da un sole timido
E in presenza di freschi propositi,
sono in deficit di passioni nuove
ed elegie correlate, inghirlandate
da limpide sintonie, sinuose e calde
Caldo è il sapore della mattina
che giunge leggiadra, vivacemente sospesa
nel suo vapore privo di ogni obsoleto pensiero,
come quel tepore che partorisce un abbraccio
Stringimi e abbracciami e pervadimi
col tuo dolce nettare d'intesa
o sinergia di anime, o amore
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martedì, 03 gennaio 2006 17:00
Dove sei?
Mia musa dove sei?
Non tornerai ormai
a sublimare la mia assetatezza,
a cibarmi di fiori e profumi selvatici...
I prati nei tuoi occhi sono ricoperti da troppa brina
per svernare e seminare
il germe dei segreti più caldi. E
il lenzuolo di gladioli e gigli
sarà nascosto dalla tua vanità o dal tuo gelo?
La mia sete di certezze
corrisponde all'universale ricerca irrefrenabile
delle sicurezze e degli affetti
come Ulisse in cerca di Itaca e Penelope,
come un naufrago in balìa delle sirene...
la mia bàlia arcigna
m'accumula le insoddisfazioni
che formano un vortice confuso
dentro l'energia psichica
e la creatività e
il fegato e la bocca dello stomaco
e il cuore.
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